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Ho voluto dedicare la serie P Greco alla forma circolare. Il mio non vuole e non può essere un lavoro esaustivo: dalla notte dei tempi vi sono innumerevoli idee, interpretazioni sia condivise che personali legate a questa figura, con ancor più svariate sfumature.  Sarebbe davvero impossibile considerarle tutte.  Il cerchio è magia, preveggenza, perfezione, divinità, universo, cielo, spirito, levitazione, ascesa, armonia, velocità, risucchio, fuga…e moltissimo altro.

Così è che suggestioni e associazioni personali aprono la strada a tutte le possibili interpretazioni di ogni singolo osservatore.  Il cerchio per me può essere Whenua, una parola della lingua Mahori dal doppio significato, “terra” e “placenta”; quest’ultima generatrice del mondo, ma pure il luogo della nostra prima dimora.  I petali di Daisy mi ricordano purezza del sentimento amoroso, ma anche la sua caducità, al gioco del “m’ama non m’ama”, la ricerca dell’amore attraverso un colore che qui diventa genere e, come un magnete, può attrarre, ma pure respingere, liberare, lasciando possibilità a nuovi percorsi.  Unexpected  tende ai miei occhi a voler suggerire l’idea dell’imprevisto in una vita troppo retta e monotona, mentre Eyewitness mi ricorda un bulbo oculare sbarrato come schermo di cose vissute. In Soul, alla sublime calligrafia di un profeta – i cui versi recitano il Corano, “Allah è unico, Dio è assoluto!…” – si sovrappone una purissima anima bianca che fluttua sempre più distante dalle parole degli uomini. Dreamcatcher  volatilizza i miei incubi più bui, mentre Gift brilla di raggi lucenti e promette regali; l’imbuto di Backwash mi riporta indietro mentre in Foresight si intuiscono preveggenze di sentieri diversi che curano dalle ferite di un percorso ripetitivo e difficile suggerito da Blade.  Sempre mi è ben presente la possibilità di trovare una via di fuga in Escape, di ri-cominciare con forza in Rose, di innalzarsi luminosi in Levitation, di dipanarsi leggeri – quasi fosse una danza – in Wrap, di creare perfezione in Genesis  ricordandomi con Transience, tuttavia,  l’impermanenza del mio stato.

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